I nostri mieli (ACACIA, CASTAGNO, ERBA MEDICA, TIGLIO, MILLEFIORI) sono ottenuti dagli alveari aziendali di Apis mellifera di razza ligustica.

Le caratteristiche del territorio e le specie botaniche dalle quali le nostre api ricavano il prezioso nettare (in seguito da loro stesse elaborato e trasformato nel dolce prodotto), conferiscono ai nostri mieli aspetti unici, esaltati e raccolti poi dalla passione e dall’attenzione dedicata alle pratiche apistiche ed alle operazioni di smielatura, maturazione ed invasettamento.

I numerosi riconoscimenti ottenuti dai nostri mieli attraverso la partecipazione a concorsi locali e nazionali (Mieli del Ducato di Salsomaggiore Terme e “Grandi Mieli d’Italia” di Castel San Pietro Terme), testimoniano come la passione, la dedizione e la cura dei particolari debbano sempre rappresentare un punto fondamentale del nostro lavoro, prendendo d’esempio proprio le amiche api!.

Alessandro Sichel
Apicoltore dell’Agriturismo Il Campo

 (sto)Recupero Sciame

UN TUFFO NELLA STORIA

Dalle api all’uomo

È dall’incessante e laboriosa attività delle api che, fin da tempi lontanissimi, l’uomo può ricavare un alimento prezioso, totalmente naturale e dalle numerose proprietà: il miele.
La comparsa del miele in natura può essere ricondotta a circa 25-50 milioni di anni fa quando apparvero le prime api sul nostro pianeta, ma per ritrovare il miele nell’alimentazione umana è necessario compiere un salto storico notevole: pitture rupestri di “appena” 10.000 anni orsono ritraggono uomini intenti al prelevamento del prezioso nutrimento da alveari selvatici muniti di ceste per la raccolta dei favi, circondati da api in volo e da un nuvola di fumo utilizzato, allora come oggi, per renderle più mansuete.

(sto)pittura rupestre

La tecnica ritratta nelle pitture è pressoché la stessa adottata, nei giorni nostri, dai “cacciatori di miele” di tribù primitive dell’India, a testimonianza di come il legame con il passato sia molto più vicino di quanto si possa pensare.
Fino ad ora, come descritto, si è parlato di miele raccolto da alveari “selvatici”.
Per ritrovare le prime tracce di allevamenti veri e propri, avvicinandosi così sempre più alla moderna apicoltura, occorre risalire nel decorso storico e far riferimento a una pittura egizia del 2400 a.C., ritrovata nel Tempio del Sole (vicino a Il Cairo), dove sono raffigurate le operazioni di prelievo dei favi da arnie orizzontali e di sigillatura di giare colme di miele.

(sto)immagine egizi

La moderna tecnica apistica mantiene un notevole legame con il passato, ma, ovviamente, grazie al progresso scientifico e tecnologico, oggi l’apicoltore può disporre di strumentazioni adeguate alle operazioni in apiario e in laboratorio (affumicatori, arnie munite di favi e melari, smielatori, filtri, maturatori, ecc.), è in grado di conoscere meglio i nemici naturali (e non solo) delle stesse api e di adottare le migliori strategie di lotta.

Un dolcificante, un conservante, un condimento e un simbolo

Inizialmente “cibo di lusso” (Antico Egitto), il miele conobbe nel tempo una più democratica diffusione tanto che, già dalla metà del secondo millennio avanti Cristo, in tutti i paesi del bacino del Mediterraneo l’apicoltura, come attività organizzata,  era divenuta ampiamente praticata.
Il potere dolcificante del miele lo portò presto sulle tavole dei più ricchi (dove a volte veniva servito nel favo in cui era contenuto) e dei più poveri.
Il fatto di essere poi un ottimo conservante ne diffuse l’impiego per la conservazione di mele e pere.
Come condimento, il miele veniva utilizzato assieme a piatti di pesce e di legumi, a confetture di frutta e a sciroppi ed a focacce.
Molto diffusa nell’antichità e nel Medioevo fu, inoltre, la pratica di far fermentare il miele per ottenere una bevanda mediamente alcolica: l’idromele.
Oltre agli usi appena descritti, il miele (e con lui l’ape e l’alveare) fu spesso utilizzato nella simbologia antica.
La presenza nella colonia di un “re” a capo di una comunità numerosa, laboriosa e sottomessa, ad esempio, rispecchiava alla perfezione il modello della società egizia e, per l’appunto, l’ape fu utilizzata come emblema nel Basso Egitto faraonico.
Il miele era, infine, anche un simbolo di rigenerazione dopo la morte ed era utilizzato nei culti funerari ad Atene fin dal V secolo a.C..

 

ASPETTI NUTRIZIONALI

Tutti conosciamo il potere dolcificante del miele (derivato, ovviamente, dalla presenza di zuccheri), ma spesso ignoriamo il fatto che il miele contenga, seppur in percentuali limitate, molte altre sostanze che contribuiscono ad aumentarne l’aspetto nutrizionale.
Come è vero che carboidrati e acqua rappresentano circa il 95-98% della composizione del miele, è altrettanto vero che vitamine (gruppo B, vitamina C e PP), proteine, sali minerali (Cl, Zn, S, Na, Ca, P, Mg, Fe, Mn, Cu, Si), acidi organici (è la loro presenza che rende “acido” il pH del miele -3,5/5,5-) ed altri costituenti rappresentino quel 2-5% di sostanze che rendono il miele “più nutriente” dello zucchero da cucina e “più utile” per il nostro organismo.
Pensate che è proprio da queste piccole quantità di sostanze che dipendono anche le principali caratteristiche organolettiche del miele: odore, sapore, colore.

(sto)Areogramma composizione del miele

MIELE UNIFLORARE E MIELE MILLEFIORI

Quando un miele proviene principalmente da un’unica specie botanica e ne risulta sufficientemente caratterizzato dal punto di vista della composizione e delle caratteristiche organolettiche e microscopiche (presenza significativa, nel miele, di granuli di polline corrispondente al fiore di quella specie particolare) si dice miele uniflorale.

Il pregio di un miele uniflorale consiste nell’unicità delle caratteristiche organolettiche e della composizione e, spesso, nella rarità.

I mieli che non possono essere definiti uniflorali, si definiscono millefiori (o multiflora o poliflora).

Ogni millefiori avrà caratteristiche ancora più uniche, ma estremamente variabili da annata ad annata, da una zona di produzione ad un’altra, ecc..

Per la legge…

…per miele si intende il prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti di piante o che si trovano sulle stesse, che esse bottinano, trasformano, cambiano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare” (Direttiva CEE del 22 Luglio 1974).

 

Galleria Fotografica

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